
Pietro Branchina
(Testo e foto della Corale Polifonica "Pietro Branchina" di Adrano)
E' uno dei nomi più illustri della tradizione musicale adranita ed etnea. Il parroco Don Salvatore Petronio Russo gli fece impartire le prime lezioni di musica e lo aiutò ad entrare nel seminario Arcivescovile di Catania dove studiò filosofia e teologia; allo stesso tempo proseguiva gli studi musicali sotto la guida del Maestro Filippo Tarallo, compositore ed organista del Duomo di Catania. Il Cardinal Nava inviò il Branchina a Roma dove nel 1904 conseguiva il Diploma di Magistero in canto gregoriano presso l'Accademia di Santa Cecilia. Perfezionò i suoi studi all'Istituto Musicale di Padova sotto la guida del Maestro Luigi Bottazzo, ove conseguì i diplomi in armonia, contrappunto, composizione ed organo.
Nel 1907 Don Pietro Branchina assume la direzione musicale della cappella di S. Giovanni Battista a Ragusa; nel 1910 è l'organista della Cattedrale di Siracusa. Il 4 febbraio fu eletto Prevosto-Parroco della Matrice Collegiata di Adrano. Da Ragusa, nel 1910, il Maestro offre un omaggio alla Santa Patrona della sua Diocesi di origine, Catania: è la «Missa Quotiesqumque in honorem Divae Agathae» a tre voci pari con accompagnamento d'organo. Questa è l'opera più importante del Maestro Branchina, pubblicata dalla maggiore casa editrice americana, la "Fisher & B." , e per la quale ricevette le congratulazioni dello stesso Pontefice Pio X. Del 1913 è la «Missa in honorem Regina Pacis» per coro ad una sole voce.
Del periodo adranita sono anche numerose opere per commissione, tra cui tre inni in strofe intermedie uso gregoriano, per l'ufficiatura della Beata Eustochia, recentemente canonizzata da Papa Giovanni Paolo II.
Assume meravigliosi toni poetici di accorata venerazione, l'op. 59 «Lode in onore al sacro Volto» , ispirata alla pittura tardorinascimentale raffigurante il volto di Cristo impresso nella vela della Veronica, che si conserva nella Chiesa di Santa Lucia di Adrano.
A don Pietro Ciadamidaro venne dedicata un'opera di grande respiro: «Le Sette Parole di Gesù Cristo in Croce » . Sul tema dolente della passione di Branchina aveva già meditato componendo nel 1938 lo «Stabat Mater» (op. 109); sullo stesso tema ritornerà nel febbraio del 1943 rivestendo di note il suggestivo testo di Pietro Metastasio. Si era allora al centro della seconda guerra mondiale: le stragi e la ferocia disumanità che l'accompagnavano avranno senz'altro ispirato questa meditazione musicale del Branchina sulle ultime parole di Gesù Cristo in Croce: l'Uomo dei dolori che riassume in se tutte le violenze subite dagli innocenti e dai suoi deboli.
«Nel febbraio 1953, nel giorno dell'apparizione di Maria SS. a Lourdes, il Sacerdote Pietro Branchina - scrive Don Salvatore Guzzardi - lasciava serenamente questa vita terrena».
Nella vasta produzione del Branchina (circa 400 opere), nota dominante è la perfezione tecnica ed armonica, rigorosa e recisa. Le sue composizioni, tutte a carattere sacro, contribuiscono a quel rinnovamento della musica sacra e del canto popolare liturgico voluto da Pio X.
- Grasso Natale (periodo 1865)
- Messina A. (periodo 1870-74)
- Monetti N. (periodo 1880)
- Randazzo G. (periodo 1890)
- Barbabietola M (periodo1905)
- Santoro A . (periodo 1950)
- DiBenedetto V.(periodo 1960)
- Aprile Vincenzo(periodo 1981)
- Miraglia S. (periodo 1990)
- Scavo G. (attuale Direttore)
Personaggi illustri nella tradizione musicale di Adernò
